Vai al contenuto

Cash flow: cos'è, come si calcola e perché l'utile non è cassa

Cosa significa cash flow nel bilancio, come si calcola con lo schema OIC 10 e perché un'impresa in utile può restare senza liquidità.

Alessandro Di Lonardo8 min di lettura

Il cash flow è la variazione delle disponibilità liquide di un periodo: quanta cassa l'impresa ha generato o assorbito, e da dove. Nel bilancio si legge nel rendiconto finanziario, che l'OIC 10 divide in tre flussi (attività operativa, di investimento, di finanziamento). Si calcola partendo dall'utile e togliendo ciò che non è stato incassato o pagato.

Cos'è il cash flow, nel significato del bilancio

Il codice civile e i principi contabili non usano l'espressione «cash flow»: parlano di flussi finanziari. L'OIC 10 (si apre in una nuova scheda) definisce il rendiconto finanziario come il prospetto che presenta «le variazioni, positive o negative, delle disponibilità liquide» dell'esercizio, e i flussi finanziari come un aumento o una diminuzione di quelle disponibilità (par. 9 e 10, pag. 3).

La risorsa di riferimento è una sola: le disponibilità liquide, cioè depositi bancari e postali, assegni, denaro e valori in cassa (par. 1, pag. 3, e par. 11, pag. 4). Fidi non utilizzati, crediti a breve e titoli non ci sono dentro. Quando un cliente o una banca parlano di «cash flow aziendale», è bene chiarire subito se intendono il flusso di tutto l'esercizio o solo quello operativo: sono numeri diversi.

Chi deve redigere il rendiconto finanziario

Lo redigono le società con il bilancio in forma ordinaria. Il D.Lgs. 139/2015 (si apre in una nuova scheda), in vigore dal 1° gennaio 2016, ha aggiunto il rendiconto finanziario ai documenti che compongono il bilancio nell'art. 2423, primo comma, c.c. (art. 6, comma 2, lettera a) e ha introdotto l'art. 2425-ter c.c. (si apre in una nuova scheda) (art. 6, comma 7).

Sono esonerate le società che redigono il bilancio in forma abbreviata (art. 2435-bis, secondo comma, c.c., come integrato dall'art. 6, comma 12) e le micro-imprese (art. 2435-ter c.c., introdotto dall'art. 6, comma 13). L'OIC 10 ne prende atto e si rivolge alle sole società con bilancio ordinario (par. 4-6, pag. 3).

Per buona parte dei clienti di uno studio, quindi, il rendiconto non esiste: se serve leggere la cassa, va ricostruito dai due stati patrimoniali e dal conto economico.

Come si calcola il cash flow dal bilancio

Si calcola per differenza fra tre flussi. L'art. 2425-ter c.c. chiede che dal rendiconto risultino, per l'esercizio e per quello precedente, le disponibilità liquide all'inizio e alla fine e i flussi «derivanti dall'attività operativa, da quella di investimento, da quella di finanziamento», con autonoma indicazione delle operazioni con i soci. L'OIC 10 impone che le tre categorie siano presentate in questa sequenza e che la loro somma algebrica sia la variazione netta delle disponibilità liquide (par. 16 e 18, pag. 4).

FlussoCosa contiene (OIC 10, par. 12, pag. 4)
A. Attività operativaacquisto, produzione e vendita di beni e servizi, e tutto ciò che non è B o C
B. Attività di investimentoacquisti e vendite di immobilizzazioni e di attività finanziarie non immobilizzate
C. Attività di finanziamentoottenimento e restituzione di capitale di rischio e di debito

Due regole dell'OIC 10 cambiano il risultato più spesso di quanto si pensi. I flussi si presentano al lordo, senza compensare incassi e pagamenti di segno opposto: un nuovo mutuo e il rimborso di un altro restano due righe (par. 24, pag. 5). E l'acquisto di un cespite entra fra gli investimenti per l'uscita effettiva dell'esercizio, cioè il prezzo rettificato dalla variazione dei debiti verso i fornitori di immobilizzazioni (par. 34, pag. 7).

Metodo indiretto o metodo diretto?

Il flusso dell'attività operativa si può determinare in due modi: con il metodo indiretto, rettificando il risultato del conto economico, o con il metodo diretto, esponendo incassi e pagamenti lordi (par. 17, pag. 4, e par. 31, pag. 7). Il resto del rendiconto (investimenti e finanziamenti) è uguale nei due schemi.

MetodoDa dove parteQuando è comodo
Indirettoutile (o perdita) dell'esercizio, oppure utile prima delle impostequando si hanno solo bilancio e contabilità generale
Direttoincassi da clienti, pagamenti a fornitori, personale, impostequando c'è un controllo di gestione per flussi

Nel metodo indiretto l'OIC 10 (par. 29, pag. 6) rettifica il risultato per tre gruppi di voci:

  1. gli elementi non monetari senza contropartita nel capitale circolante netto, come ammortamenti, accantonamenti ai fondi rischi e al TFR, svalutazioni per perdite durevoli;
  2. le variazioni del capitale circolante netto legate all'attività operativa: rimanenze, crediti verso clienti, debiti verso fornitori, ratei e risconti;
  3. le componenti i cui effetti stanno fra gli investimenti o i finanziamenti, come le plusvalenze e minusvalenze da cessione.

Lo schema di riferimento (Appendice A, pag. 11-12) mette in fila tre subtotali che conviene guardare uno per uno: l'utile prima di imposte, interessi, dividendi e plus/minusvalenze (riga 1), il flusso prima delle variazioni del capitale circolante netto (riga 2) e il flusso dopo quelle variazioni (riga 3). Interessi e imposte pagati si tolgono dopo la riga 3: l'OIC 10 colloca interessi pagati e imposte sul reddito nell'attività operativa, salvo casi particolari per gli interessi (par. 41, pag. 8, e par. 44, pag. 9).

Un esempio con il metodo indiretto

Con importi inventati, il flusso dell'attività operativa di una società con un utile di 120.000 euro si costruisce così, nell'ordine dello schema OIC: l'utile, le voci da riaggiungere, le variazioni del capitale circolante, poi interessi, imposte e TFR effettivamente pagati.

Utile dell'esercizio
120.000 €
Imposte sul reddito di competenza
50.000 €
Interessi passivi di competenza
30.000 €
Ammortamenti delle immobilizzazioni
90.000 €
Accantonamento al TFR
25.000 €
Incremento dei crediti verso clienti
-180.000 €
Incremento delle rimanenze
-60.000 €
Incremento dei debiti verso fornitori
40.000 €
Interessi pagati
-30.000 €
Imposte sul reddito pagate
-45.000 €
Utilizzo del fondo TFR
-10.000 €
Flusso finanziario dell'attività operativa (A)
30.000 €
Esempio con importi inventati. Il conto lo fa FinBeacon, non chi scrive.

Aggiungendo un investimento in impianti e i movimenti dei finanziamenti, si arriva alla variazione della cassa dell'anno:

A · Utile dell'esercizio
120.000 €
A · Imposte sul reddito di competenza
50.000 €
A · Interessi passivi di competenza
30.000 €
A · Ammortamenti delle immobilizzazioni
90.000 €
A · Accantonamento al TFR
25.000 €
A · Incremento dei crediti verso clienti
-180.000 €
A · Incremento delle rimanenze
-60.000 €
A · Incremento dei debiti verso fornitori
40.000 €
A · Interessi pagati
-30.000 €
A · Imposte sul reddito pagate
-45.000 €
A · Utilizzo del fondo TFR
-10.000 €
B · Investimenti in immobilizzazioni materiali
-150.000 €
C · Accensione di finanziamenti
100.000 €
C · Rimborso di finanziamenti
-60.000 €
C · Dividendi pagati
-40.000 €
Variazione delle disponibilità liquide (A + B + C)
-120.000 €
Esempio con importi inventati. Il conto lo fa FinBeacon, non chi scrive.

Con un utile positivo, la liquidità a fine anno è più bassa che all'inizio. Il riquadro mostra anche dove guardare: la riga dei crediti verso clienti pesa più dell'utile stesso.

Perché un'impresa in utile può restare senza cassa?

Perché l'utile misura ricavi e costi di competenza, il cash flow incassi e pagamenti. L'OIC 10 lo spiega voce per voce (par. 30, pag. 6-7): l'aumento dei crediti verso clienti si sottrae dall'utile perché è la parte di ricavi non ancora incassata; l'aumento delle rimanenze si sottrae perché la cassa ha pagato acquisti che il conto economico non ha ancora trasformato in costo; l'aumento dei debiti verso fornitori si somma perché sono costi non ancora pagati.

Le cause più frequenti, lette sul rendiconto:

  • crediti che crescono più dei ricavi: dilazioni lunghe o incassi che rallentano;
  • magazzino che si gonfia: acquisti anticipati o merce che non si vende;
  • investimenti pagati in contanti o con un debito breve, mentre il costo arriva a conto economico in anni di ammortamento;
  • rimborsi di finanziamenti e dividendi: escono dalla cassa ma non sono costi, quindi l'utile non li vede (stanno nell'attività di finanziamento, par. 39, pag. 8).

Cash flow ed EBITDA non sono la stessa cosa

L'EBITDA si avvicina al flusso operativo, ma non lo misura. Il documento di ricerca del CNDCEC del marzo 2024 (si apre in una nuova scheda) dice che l'EBITDA «ha l'ambizione di approssimare la generazione di cassa, in termini di flusso di cassa operativo» (pag. 3). Fra i due stanno le variazioni del capitale circolante, le imposte e gli interessi pagati: le stesse righe del riquadro sopra. Come si ricava l'EBITDA dal conto economico è spiegato nella guida sull'EBITDA.

Dal cash flow alla capacità di rimborso

Il flusso di cassa serve a dire se l'impresa regge il debito. In FinBeacon il DSCR storico mette a rapporto il flusso di cassa con il servizio del debito dell'anno:

DSCR = Flusso di cassa / Servizio del debito

470.000 € / 420.000 €= 1,12

Meccanica Ardesia S.r.l., dati inventati. Calcolo del motore di FinBeacon.

È una lettura sul passato. Il rapporto fra debito finanziario ed EBITDA, l'altro numero che la banca guarda, è nella guida su PFN/EBITDA. Per i mesi che vengono serve un flusso previsionale: il DSCR prospettico a sei mesi si può provare su dati propri con lo strumento di calcolo gratuito.

Cosa verificare, in quest'ordine

  1. Il perimetro: bilancio ordinario con rendiconto, oppure abbreviato o micro da ricostruire dai due stati patrimoniali.
  2. La quadratura: la variazione A + B + C deve coincidere con la differenza fra le disponibilità liquide di fine e di inizio esercizio.
  3. Il flusso operativo prima del circolante (riga 2 dello schema): se è debole, il problema è la redditività, non gli incassi.
  4. Le variazioni del circolante: crediti, rimanenze e fornitori, confrontati con l'andamento dei ricavi.
  5. Interessi e imposte pagati: dove sono classificati, e se la classificazione è la stessa negli anni messi a confronto.
  6. Investimenti e finanziamenti: al lordo, senza compensazioni, e con gli acquisti di cespiti per l'uscita effettiva.
  7. Il passaggio al futuro: dal rendiconto storico a un flusso previsionale per i mesi successivi.

Per come FinBeacon legge insieme cassa, debito e redditività si può vedere il metodo, oppure provare lo strumento per il DSCR prospettico.

Fonti

  1. OIC 10 – Rendiconto finanziario (edizione dicembre 2016, in vigore) (si apre in una nuova scheda)
  2. D.Lgs. 18 agosto 2015, n. 139, art. 6 – Modifiche al codice civile (Normattiva) (si apre in una nuova scheda)
  3. Codice civile, art. 2425-ter – Rendiconto finanziario (Normattiva) (si apre in una nuova scheda)
  4. OIC 10 – Rendiconto finanziario, bozza per la consultazione (maggio 2026) (si apre in una nuova scheda)
  5. CNDCEC, documento di ricerca «Nozione di Ebitda e Posizione Finanziaria Netta (PFN) per fini valutativi e negoziali», marzo 2024 (si apre in una nuova scheda)

Alessandro Di Lonardo

Fondatore di FinBeacon

Ha fondato FinBeacon, il software di analisi di bilancio e allerta crisi per gli studi commercialisti.

Questi indicatori, calcolati sui clienti del tuo studio.

Prova la demo

Continua con