EBITDA: cos'è, come si calcola dal bilancio e come si legge
Come si ricava l'EBITDA dalle voci dell'art. 2425 c.c., cosa fare con svalutazioni dei crediti e accantonamenti, e perché non coincide con la cassa.
Alessandro Di Lonardo9 min di lettura
L'EBITDA si calcola dal conto economico civilistico: si prende la differenza fra valore e costi della produzione (A − B dell'art. 2425 c.c.) e si riaggiungono ammortamenti e svalutazioni delle immobilizzazioni (voci B.10.a, B.10.b e B.10.c). Né il codice civile né i principi contabili lo definiscono, quindi chi lo presenta deve dire quali voci ha escluso.
Cos'è l'EBITDA e cosa indica?
L'EBITDA (earnings before interest, taxes, depreciation and amortization) è il risultato della gestione operativa prima di ammortamenti, componenti finanziarie e imposte. Il documento di ricerca del CNDCEC del marzo 2024 lo definisce un «indicatore alternativo di performance» perché «non è statuito da alcuno standard setter (né internazionale, né tantomeno italiano)» (CNDCEC, pag. 3 (si apre in una nuova scheda)).
Lo stesso documento spiega perché si usa: escludendo costi non monetari come gli ammortamenti, l'EBITDA «ha l'ambizione di approssimare la generazione di cassa, in termini di flusso di cassa operativo» del periodo (pag. 3). Approssimare, non misurare: la differenza conta davanti alla banca, e se ne parla più sotto.
Anche gli orientamenti ESMA sugli indicatori alternativi di performance (si apre in una nuova scheda) citano l'EBITDA come esempio di indicatore ricavato dal bilancio «mediante l'aggiunta o la sottrazione di importi» (par. 18, pag. 7). Valgono per gli emittenti quotati, ma il metodo che chiedono (definire l'indicatore, riconciliarlo con il bilancio, non spacciare per non ricorrenti voci che si ripetono) è lo stesso che serve a un commercialista.
Dove si trova l'EBITDA nel bilancio?
Nel bilancio d'esercizio l'EBITDA non c'è. Lo schema dell'art. 2425 c.c. (si apre in una nuova scheda) (testo in vigore dal 1° gennaio 2016) espone il valore della produzione (A), i costi della produzione (B) e la loro «Differenza tra valore e costi della produzione (A - B)», poi le aree finanziaria (C) e delle rettifiche di valore (D), il risultato prima delle imposte, le imposte (voce 20) e l'utile (voce 21). L'EBITDA va costruito partendo da queste voci.
Può comparire nella relazione sulla gestione: l'art. 2428 c.c. (si apre in una nuova scheda), comma 2, chiede che l'analisi contenga «gli indicatori di risultato finanziari» pertinenti, e il CNDCEC osserva che l'EBITDA può essere uno di questi (pag. 3). In quel caso è la relazione a dover dire come è stato calcolato.
Come si calcola l'EBITDA dal conto economico (art. 2425 c.c.)?
La definizione proposta dal CNDCEC parte dalla differenza A − B, che «corrisponde al reddito operativo (Ebit)», ed esclude «ammortamenti e svalutazioni (voci B-10-a e B-10b e B-10-c)» (pag. 5). In formula:
EBITDA = (A − B) + B.10.a + B.10.b + B.10.c
Allo stesso risultato si arriva dal basso, sottraendo dal valore della produzione tutti i costi della classe B tranne le tre voci escluse. La tabella dice, voce per voce, cosa entra.
| Voce dell'art. 2425 c.c. | Contenuto | Nell'EBITDA |
|---|---|---|
| A.1 – A.5 | ricavi, variazioni di rimanenze e lavori in corso, lavori interni, altri ricavi | sì, in positivo |
| B.6, B.7, B.8 | materie, servizi, godimento di beni di terzi | sì, fra i costi |
| B.9 | personale (compreso il TFR, B.9.c) | sì, fra i costi |
| B.10.a, B.10.b | ammortamenti delle immobilizzazioni immateriali e materiali | no, si riaggiungono |
| B.10.c | altre svalutazioni delle immobilizzazioni | no, si riaggiungono |
| B.10.d | svalutazioni dei crediti dell'attivo circolante | sì, nella definizione base |
| B.11 | variazioni delle rimanenze di materie e merci | sì, fra i costi |
| B.12, B.13 | accantonamenti per rischi e altri accantonamenti | sì, nella definizione base |
| B.14 | oneri diversi di gestione | sì, fra i costi |
Un esempio dal conto economico
Con importi inventati, il conto dal basso si fa così: le voci di valore in positivo, i costi in negativo, e fuori dal conto le voci B.10.a, B.10.b e B.10.c.
- A.1 Ricavi delle vendite e delle prestazioni
- 4.100.000 €
- A.5 Altri ricavi e proventi
- 100.000 €
- B.6 Materie prime, sussidiarie, di consumo e merci
- -1.600.000 €
- B.7 Servizi
- -1.000.000 €
- B.8 Godimento di beni di terzi
- -150.000 €
- B.9 Personale
- -770.000 €
- B.10.d Svalutazione dei crediti dell'attivo circolante
- -30.000 €
- B.11 Variazione delle rimanenze di materie e merci
- -20.000 €
- B.14 Oneri diversi di gestione
- -150.000 €
- EBITDA
- 480.000 €
Lo stesso EBITDA si ottiene partendo dalla riga «A − B» del bilancio e sommando gli ammortamenti e le svalutazioni delle immobilizzazioni: è il controllo da fare sempre, perché un errore di segno su B.11 o su A.2 cambia il risultato senza che nessuno se ne accorga.
Svalutazione dei crediti e accantonamenti: dentro o fuori?
Nella definizione base del CNDCEC restano fra i costi: le svalutazioni dei crediti (B.10.d) «poiché esse corrispondono a mancate entrate di cassa», e gli accantonamenti B.12 e B.13 «in quanto aventi, sebbene in termini probabilistici, natura monetaria» (pag. 5). Il documento riconosce però che in altre impostazioni, di matrice internazionale o legate alla valutazione d'azienda, una o più di queste voci si escludono dai costi, con una rettifica positiva dell'EBITDA (pag. 5), e che sulla svalutazione dei crediti «la questione viene trattata in modo difforme» (pag. 7).
È per questo che due professionisti, sullo stesso bilancio, possono ottenere EBITDA diversi senza che nessuno dei due sbagli. La guida su PFN/EBITDA, per esempio, usa la variante che riaggiunge anche B.12 e B.13. Quello che non si può fare è cambiare impostazione da un anno all'altro, o fra due clienti messi a confronto, senza dirlo.
Le altre due voci discusse dal CNDCEC di solito non si rettificano: gli incrementi di immobilizzazioni per lavori interni (A.4), che sterilizzano costi sostenuti per costruire un cespite, e gli altri ricavi e proventi (A.5), che nella prassi della presentazione dei dati «non vengono operate delle rettifiche» (pag. 7).
Bilancio abbreviato e micro-imprese
Con il bilancio abbreviato il calcolo resta possibile. L'art. 2435-bis c.c. (si apre in una nuova scheda) consente di raggruppare nel conto economico le voci B.10.a, B.10.b e B.10.c, ma non vi comprende la B.10.d: il totale raggruppato è esattamente l'importo da riaggiungere alla differenza A − B. Per le micro-imprese l'art. 2435-ter rinvia agli schemi del bilancio abbreviato, quindi vale lo stesso.
Che differenza c'è tra EBITDA e utile netto?
L'utile netto è la voce 21 del conto economico; l'EBITDA si ferma molto prima. Fra i due stanno quattro blocchi di voci, e ciascuno spiega perché un'impresa con EBITDA positivo può chiudere in perdita.
| Dall'EBITDA all'utile netto | Voci dell'art. 2425 c.c. |
|---|---|
| − ammortamenti e svalutazioni delle immobilizzazioni | B.10.a, B.10.b, B.10.c |
| = differenza A − B (EBIT) | |
| ± proventi e oneri finanziari | C.15, C.16, C.17, C.17-bis |
| ± rettifiche di valore di attività e passività finanziarie | D.18, D.19 |
| = risultato prima delle imposte | |
| − imposte sul reddito | voce 20 |
| = utile (perdita) dell'esercizio | voce 21 |
Un EBITDA solido con un utile basso dice, di solito, che pesano gli ammortamenti (impresa che ha investito) o gli interessi (impresa indebitata). La seconda lettura si verifica con il rapporto fra debito ed EBITDA; la redditività dopo gli ammortamenti si legge con ROS e ROI, spiegati nella guida su ROS, ROI e ROE.
Quando l'EBITDA va normalizzato?
Va normalizzato quando contiene componenti che non si ripeteranno. Lo schema del conto economico non ha un'area per gli eventi straordinari: secondo l'OIC 12 (si apre in una nuova scheda), le plusvalenze di natura non finanziaria, anche da operazioni straordinarie, vanno nella voce A.5 (par. 56, lettera b, pag. 13) e le minusvalenze corrispondenti nella voce B.14 (par. 84, lettera a, pag. 19). Finiscono quindi dentro l'EBITDA.
Il punto di partenza per toglierle è la nota integrativa. L'art. 2427 c.c. (si apre in una nuova scheda), primo comma, n. 13, chiede «l'importo e la natura dei singoli elementi di ricavo o di costo di entità o incidenza eccezionali», e l'OIC 12 (par. 115, pag. 29) indica fra gli esempi i picchi non ripetibili di vendite o acquisti, le cessioni di immobilizzazioni, le ristrutturazioni e le operazioni straordinarie. Il n. 13 è fra le informazioni richieste anche nel bilancio abbreviato (art. 2435-bis).
Il CNDCEC, per l'EBITDA usato nelle trattative di compravendita, descrive un «Ebitda normalizzato» che riaggiunge i canoni di leasing finanziario rilevati in B.8, rettifica le operazioni con parti correlate non conformi al mercato e toglie i ricavi e costi inusuali e non ricorrenti (pag. 8). Il limite lo indicano gli orientamenti ESMA: gli elementi che hanno inciso sul passato e incideranno sul futuro «raramente saranno considerati non ricorrenti», «come i costi di ristrutturazione o le perdite di valore» (par. 25, pag. 8).
Cosa l'EBITDA non dice
L'EBITDA non è cassa. Prima di diventare liquidità il margine paga imposte e investimenti e assorbe le variazioni di crediti, magazzino e debiti commerciali; nessuna di queste voci entra nel calcolo. Per questo il CNDCEC parla di approssimazione del flusso di cassa operativo, non di misura (pag. 3).
È anche un dato storico. Il rapporto con il debito finanziario guarda il bilancio chiuso: in FinBeacon l'EBITDA è un dato che inserisce lo studio, con la sua impostazione, e il motore lo usa per il GI.
GI = PFN / EBITDA
1.900.000 € / 480.000 €= 4,0 anni
Come si legge quel rapporto, con le fasce del motore, è nella guida su PFN/EBITDA. Per la tenuta di cassa dei prossimi mesi serve un indicatore prospettico, come il DSCR a sei mesi, che si può provare con lo strumento di calcolo gratuito.
Cosa verificare, in quest'ordine
- Il punto di partenza: la riga «Differenza tra valore e costi della produzione (A - B)» del conto economico.
- Le voci da riaggiungere: B.10.a, B.10.b e B.10.c (nell'abbreviato, il loro totale raggruppato).
- L'impostazione su B.10.d, B.12 e B.13: dentro i costi come nella definizione base del CNDCEC, oppure fuori. Scriverla.
- Le componenti eccezionali: leggere il punto 13 della nota integrativa e controllare A.5 e B.14.
- La coerenza: stessa impostazione in tutti gli esercizi e per tutti i clienti messi a confronto.
- Il passaggio alla cassa: prima di usare l'EBITDA per parlare di rimborso del debito, affiancarlo a un indicatore di cassa.
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Fonti
- Codice civile, art. 2425 – Contenuto del conto economico (Normattiva) (si apre in una nuova scheda)
- CNDCEC, documento di ricerca «Nozione di Ebitda e Posizione Finanziaria Netta (PFN) per fini valutativi e negoziali», marzo 2024 (si apre in una nuova scheda)
- OIC 12 – Composizione e schemi del bilancio d'esercizio (testo aggiornato agli emendamenti del 18 marzo 2024) (si apre in una nuova scheda)
- Codice civile, art. 2427 – Contenuto della nota integrativa (Normattiva) (si apre in una nuova scheda)
- Codice civile, art. 2428 – Relazione sulla gestione (Normattiva) (si apre in una nuova scheda)
- Codice civile, art. 2435-bis – Bilancio in forma abbreviata (Normattiva) (si apre in una nuova scheda)
- ESMA, Orientamenti sugli indicatori alternativi di performance (ESMA/2015/1415it) (si apre in una nuova scheda)
Alessandro Di Lonardo
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